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mercoledì 9 novembre 2022

ISPIRAZIONI PER MARCI SU ROMA! #1 - SHAUN OF THE DEAD

Marci su Roma è un fumetto satirico: gli zombi sono un'allegoria del contagio e della viralità delle idee, in questo caso, fasciste. Ma è anche una commedia-horror, più specificatamente una commedia-zombie, un filone che personalmente amo.

Ho visto quintalate di film sugli zombie (QUI ce ne sono alcuni, ma ho smesso di aggiornare l'album, magari è l'occasione per riprendere) e ovviamente quando ne guardi così tanti vai a scavare molto, molto a fondo nello sconfinato barile dei trash movie, ma voglio proporne alcuni che mi hanno particolarmente segnato, ispirato e guidato spiritualmente nella stesura del fumetto.

Iniziamo con un un cult, forse la commedia-zombie più conosciuta al mondo, ovvero Shaun of the Dead! (Sì, mi rifiuto di scrivere L'Alba dei Morti Dementi.)






sabato 6 aprile 2013

Alla (ri)scoperta dell'Horror Italico



Ciao a tutti! Ultimamente sono tornato a cibarmi di vecchi registi italiani che portarono l'horror nostrano a livelli più che rispettabili, spesso fungendo addirittura da capostipiti di generi e stili, scoprendo pellicole anche importanti che in passato erano sfuggite al mio occhio vigile. 

Più in particolare, volevo parlare molto brevemente della saga zombesca italiana e del filone dei cannibal movie.

Con Zombi 2 (1979), Lucio Fulci passa al cinema horror inaugurando una saga che farà storia, nel bene e nel male. Fu considerato un sequel apocrifo di Dawn of the Dead (1978) di George A. Romero, che solo in Italia uscì col titolo Zombi, ma in realtà le due pellicole non sono affatto collegate, tanto più che all'estero il film di Fulci è stato distribuito semplicemente come Zombie. Nonostante ciò, Romero e Argento (Dario, produttore di Dawn of the Dead) mandarono una lettera intimidatoria a Fulci, anchè perchè facendo uscire il film nel '79 e riscuotendo un ottimo successo, impedì di fatto l'uscita di Day of the Dead (Il giorno dei morti viventi, uscito poi nel 1985). Quisquilie legali a parte, il film divenne un cult, riportando gli zombie alla loro originale provenienza caraibica nell'universo del Voodoo, rifacendosi quindi maggiormente ai film anni '30 e '40 sui morti viventi.

Fulci  iniziò anni dopo a lavorare su un altro film, ma dovette abbandonare per problemi di salute. La pellicola fu quindi portata a termine da Bruno Mattei e Claudio Fragasso, e il risultato è stato Zombi 3 (1988). O. Mio. Dio. Se non conoscete questi due GRAAAANDI registi italiani, guardatevi il film, e capirete molte cose. Dialgohi senza senso o continuità, clichè, scene a caso e zombi che un po' corrono, un po' camminano lenti, altri usano armi, alcuni mangiano la gente, e così via. Un'accozzaglia di cose random messe insieme a casaccio. Come se non bastasse, nello stesso anno esce anche Zombi 4 (After Death) diretto stavolta solo da Fragasso. Altra grande troiata che mi ha lasciato un dubbio enorme: c'è la nebbia ai tropici?

Tornando al cinema che conta, Fulci tornò più volte a dirigere film sugli zombi, ancora facendo scuola, mantenendo quelle atmosfere oniriche e surreali tipiche del suo cinema.  I film in questione vanno a comporre un trilogia concettuale conosciuta come Trilogia della Morte, che è composta da Paura nella città dei morti viventi (1980), ...e tu vivrai nel terrore! L'aldilà (1981) e Quella villa accanto al cimitero (1981). Tutti e tre bellissimi film, molto caratteristici e particolari, di cui vi consiglio specialmente il secondo di essi, L'Aldilà!, tutt'oggi considerato un capolavoro di genere. In queste tre pellicole le location si spostano dai caraibi alle piccole e spettrali cittadine degli Stati Uniti, prendendo quindi distacco da Zombi 2 già dal principio. In più i morti viventi sono collegati a maledizioni e riti magici, anche se L'Aldilà è ambientato in Louisiana, dove è nota l'alta concentrazione di comunità di religione voodoo.

Un altro grande maestro adottato dall'horror è Umberto Lenzi. Dopo essersi specializzato nel genere poliziottesco dirige nel 1980 il film Incubo nella città contaminata (aka Nightmare City). I mostri in questione non sono zombi, ma esseri umani contaminati in questo caso da radiazioni, come si vedrà in moltissime pellicole successive, ma di fatto si inserisce nel filone zombesco. Lenzi riesce anzi a portare innovazioni nel genere: per la prima volta, i morti viventi corrono, in preda alla frenetica voglia di carne e sangue, e all'occasione usano anche armi, in quanto minimamente senzienti. Molte quindi le somiglianze col capolavoro di genere diretto da Danny Boyle, 28 giorni dopo (2002), che vede una londra invasa da esseri infetti da rabbia che si cibano di altri uomini, oppure col capolavoro spagnolo REC (Paco Plaza e Jaume Balaguero, 2007), nel quale gli infetti cannibali sono in realtà posseduti.

Umberto Lenzi è anche inventore di un genere che ha poi spopolato negli anni '80, ovvero il cannibal movie, un genere totalmente italiano. La prima pellicola che risale a questo filone è Il paese del sesso selvaggio (1972) anche se ancora molto acerbo in quanto più vicino al cinema dì avventura che all'horror, e vi è una sola scena di cannibalismo. Il tema fu poi ripreso da Ruggero Deodato nel 1977 prima con Ultimo mondo cannibale e poi nel 1980 col celeberrimo Cannibal Holocaust. Nel primo dei due ci sono molti rimandi al film di Lenzi; alcune scene sono molto simili, e in più anche la trama presenta molti punti in comune, anche sostanziali. La differenza fondamentale è che si inizia a usare una dose massiccia di violenza e di scene di sesso anche abbastanza spinte, che rimarranno dei canoni per i cannibal successivi.

Lenzi riprenderà il genere con altri due film, ovvero Mangiati vivi! (1980) e Cannibal Ferox (1981), la cui distribuzione fu vietata in molti paesi a causa delle scene esageratamente efferate.

Fondamentalmente lo svolgimento di queste pellicole è abbastanza semplice: dei turisti o esploratori, spesso americani, si addentrano in posti inesplorati e si imbattono in tribù indigene che non sono state nemmeno sfiorate dalla civilizzazione. Morale, i turisti o esploratori di turno vengono inprigionati e sbranati uno per uno. Ma dietro a questa banalità si trova sempre una critica verso la cosiddetta civiltà, in quanto l'uomo civilizzato è disposto ogni giorno a mangiarsi l'uno con l'altro per sopraffare il prossimo. Non per niente i prigionieri delle tribù sono disposti a fare qualunque cosa pur di tornare alla loro quiete quotidiana: bellissima la scena in Ultimo mondo cannibale in cui il ricercatore in fuga riesce ad uccidere uno dei suoi inseguitori cannibali, per poi squartarlo e cibarsi del suo fegato, di modo che gli altri della tribù lo rispettino e lo temano, lasciandolo andare.

Nel corso del 2013 Eli Roth entrerà a far parte della cricca col film The green inferno, omaggiando il cannibal movie di Deodato e Lenzi. 

venerdì 15 marzo 2013

Recensione Film: La Casa Muta



Regia: Gustavo Hernandez
Genere: Horror
Anno: 2010
Paese di Produzione: Uruguay

La Casa Muta (in originale, La Casa Muda) è basato su fatti realmente accaduti in Uruguay nel 1944.
Presenta gli stessi pregi delle pellicole europee che negli ultimi 15 anni hanno consacrato Spagna, Francia e, in piccola parte, l'Italia come la culla del nuovo cinema horror di qualità. Registi come Guillermo del Toro, Jaume Bagaluero, il francese Alexandre Aja o l'italiano Federico Zampaglione hanno felicemente surclassato tutti i prodotti statunitensi che ormai di horror non hanno più nulla se non la copiosa quantità di sangue, e hanno ricominciato a dare attenzione alle storie e ai personaggi, rendendoli umani con un forte passato alle spalle e non semplici pezzi di carne condannati al macello. 

TRAMA IN BREVE
Wilson e Laura, padre e figlia, si trasferiscono nella casa di Nelson, ancora da sistemare e da ripulire. Quando cala la sera, la ragazza inizia a sentire dei rumori, e Wilson, dopo l'insistenza della figlia, va al piano di sopra a controllare. Laura lo ritroverà poco dopo con le mani legate e la lingua tagliata. Questo è solo l'inizio di una folle notte di massacro, che porterà alla luce rancori rimasti sepolti troppo a lungo.
Non mi dilungo sulla trama perchè c'è un forte rischio di spoiler, e mi sentirei una persona orribile.

APPROFONDIMENTO
Il budget del film è di soli 6000 dollari; non ci sono grandi effetti speciali se non le scene gore, e il tutto è stato girato nei limiti delle possibilità, in soli quattro giorni, sfruttando i pochi mezzi al meglio. La trama, come avrete certamente capito, non è molto solida, perchè basata appunto su un massacro di cui gli unici elementi certi sono due corpi senza lingua, un mucchio di inquietanti fotografie e nessun colpevole, e la ricostruzione degli avvenimenti è quindi molto sommaria. 

La pellicola presenta però alcuni aspetti molto interessanti, nel bene e nel male, che vorrei approfondire un minimo.

- Le riprese: la tag line presente anche sulla locandina recita "Orrore reale. In tempo reale.", perfetto riassunto di ciò che andrò a dirvi. Ho trovato scritto che è un film realizzato in stile telecamera amatoriale, come tra gli altri [REC], The Blair Witch Project, Cloverfield, ma in realtà non fa propriamente parte di questo filone, sebbene sia girato con camera palesemente mossa a mano. Ne La Casa Muta non c'è alcun personaggio che riprende gli avvenimenti, non c'è alcun punto di vista particolare se non quello imposto dal regista, le inquadrature e la fotografia sono pulite, senza i classici disturbi ben studiati del finto amatoriale.
La peculiarità sta però nell'aver girato un film tradizionale "In tempo reale". In tutte le forme di narrazione è naturale l'omissione di alcuni periodi temporali poco necessari o l'avvicendarsi di fatti passati, presenti e futuri rimescolati tra loro, dando vita a flashback o flashforward; Hernandez ha invece optato per un racconto lineare, in cui gli unici flashback sono immortalati in delle vecchie Polaroid. I tempi della storia e i tempi della narrazione coincidono, e ne risulta un effetto alquanto straniante ma che dà modo allo spettatore di vivere quasi dal vivo la vicenda, evitando l'espediente del tizio di turno che tiene accesa la telecamera qualsiasi cosa accada. La telecamera si muove in un'unica carrellata, quasi sempre puntata sulla protagonista: niente dissolvenze, niente stacchi di inquadrature. Di fatto il prodotto finale si pone a cavallo tra il film tradizionale e il finto amatoriale. 

- Gli specchi: perchè soffermarmici? Lo specchio nel film horror è sempre accompagnato da uno spavento sussultorio, per quanto ormai sia scontato. E nella casa in questione ci sono tantissimi specchi, una miriade, anche se non hanno un vero e proprio scopo dato che sono anche per terra. Vengono però usati dal regista come mezzo per effettuare le riprese riflesse, e lo fa davvero molto spesso. Molto originale ed efficace come tecnica.

- Il finale: la maggiore pecca della pellicola. Gustavo Hernandez ha dichiarato di essersi ispirato ad Alta Tensione di Alexander Aja, un buon film ma col finale davvero poco chiaro, che a mio avviso presenta qualche incongruenza, per l'appunto le stesse che presenta La Casa Muta. Chi ha visto la pellicola di Aja, forse capisce di cosa sto parlando, per chi invece non l'ha visto, come sempre niente spoiler. Piccole e perdonabili pecche, per un film a bassissimo costo e nonostante tutto molto ben riuscito, e soprattutto in alcuni punti riesce a spaventare davvero! Dopo aver visto l'ultimo pessimo Non aprite quella porta 3D è stato davvero una boccata d'aria fresca!

Ah, dimenticavo di dire che ne è già stato prodotto un remake dagli amici statunitensi... devo forse rammentarvi Quarantena?




lunedì 27 agosto 2012

Recensione Film (su richiesta): Red State

REGIA: Kevin Smith
GENERE: Horror
ANNO: 2011
PAESE DI PRODUZIONE: U.S.A.

Prima di iniziare con la trama del film vorrei fare una breve premessa: la recensione mi è stata gentilmente chiesta da Andrea Turel Caccese (in arte Turello), il quale a riguardo ha scritto "...è l'unico horror decente che ho visto a distanza di anni". L'ho reperito e guardato senza prima informarmi, nemmeno sulla trama, perchè mi piace guardare i film al buio, senza conoscere niente di esso, soprattutto quando consigliati da gente fidata. Devo dire che sono rimasto molto sorpreso, in tutti i sensi. 

TRAMA
La storia si svolge in una cittadina degli States. Tre ragazzi,  Jarod, Travis e Billy-Ray, presumibilmente delle superiori, trovano su un sito di appuntamenti una donna disponibile a fare sesso con tutti e tre che abita non lontano da loro. Unico problema: la sua abitazione si trova molto vicino ad una comunità estremista cristiano-cattolica guidati da un prete, padre Cooper, la cui famiglia cerca di epurare la cittadinanza dall'omosessualità e dalla promiscuità. Morale della favola: i tre ragazzi cadono nella trappola tesa dalla donna, che drogandoli li trascina alla chiesa dei fanatici omofobi, legati e imbavagliati, dove assistono all'esecuzione di un ragazzo gay. 
Travis e Billy-Ray tentano la fuga, ma quest'ultimo muore, ucciso da uno dei suoi inseguitori. Un agente di polizia mandato a fare un controllo, sente lo sparo e viene ucciso mentre lo sceriffo è in ascolto alla radio. Data la situazione, questi avvisa l'ATF (Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives) che manda uomini armati a circondare la proprietà del buon pastore. Ben presto ne scaturirà un conflitto a fuoco, e gli ordini sono di uccidere tutti nella casa, compresi i bambini. 

APPROFONDIMENTI -I commenti che seguono sono frutto di una personale interpretazione della pellicola, non so quanto io possa essere attendibile in materia ma è ciò che ho letto tra i singoli fotogrammi-

Ciò che per prima cosa salta agli occhi è l'argomento trattato. Certo, in altri film si trova l'assassino che agisce per "ordine Divino" (per citarne uno, Frailty - Bill Paxton, 2001) oppure, addirittura, persone che tentano di indurre l'estasi divina tramite la tortura, il martirio di un innocente (Martyrs - Pascal Laugier, 2008), ma una vera e propria comunità religiosa cristiano-cattolica dedita alle esecuzioni è davvero una rarità, nonchè una cosa inquietante e spaventosa. Siamo talmente abituati a sentir parlare di estremismo religioso dando per scontato che riguardi solo il mondo islamico che ci dimentichiamo degli aspetti più chiusi e intolleranti della religione predominante nel mondo civilizzato. Ritengo sia stato molto coraggioso, da parte degli autori del film, perchè è un tema che viene quasi sempre nascosto, sotterratto, insabbaiato. Non mi stupisce che ancora non sia prevista un'uscita italiana (si trova in buona qualità con i sottotitoli). Piccola nota, so che comunque è stato presentato in occasione del Taormina Film Festival 2011, credo in lingua originale.

Divagazioni a parte, un altro degli aspetti salienti del film è la varietà di generi da cui attinge. Inizialmente sembra partire come un film socialmente impegnato sui problemi legati alla discriminazione sessuale (il che, comunque, sarà confermato più in là), poi prende decisamente la piega dell'horror, accennando quasi al torture movie, dopodicchè, sul finale, vira sul poliziesco. E questo comporta anche un disorientante cambio di protagonisti: si passa infatti dal seguire le fantasie sessuali dei tre ragazzi ai dilemmi morali ed etici dell'agente dell'ATF a comando dell'operazione (interpretato da John Goodman), costretto da ordini superiori a uccidere tutta la comunità.

Nonostante questa continua modulazione di generi però, il film può benissimo trovare un posto nell'horror, perchè mette davvero terrore, specialmente per le cose elencate sopra (terrorismo ecc...), e nell'intento contribuisce tantissimo la magnifica interpretazione di Michal Parks nei panni del lucidamente invasato reverendo Cooper. Michael Parks, per chi se lo stesse domandando, è lo sceriffo Earl McGraw che compare in molti film di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez: From dusk till dawn, Kill Bill, Death Proof e Planet Terror.

Altra cosa sorprendente: Kevin Smith, il regista, non è certo noto al pubblico per i film dell'orrore, ma bensì per commedie di vario genere. Uno dei suoi ultimi lavori è Zack e Miri make a porno (tristemente esportato in Italia col titolo Zack e Miri amore a primo sesso, ma sorvoliamo sulle solite lamentele), una commedia geniale su due amici che, ritrovandosi senza soldi, decidono di buttarsi nel mercato del porno con una telecamera e una ganga di attori da strapazzo. Davvero consigliatissimo; dovrei cercare altro di questo regista che mi sta dando un sacco di soddisfazioni! Si rivela davvero molto versatile, sa fare il proprio mestiere a dovere insomma.

Un'altro aspetto che rende questo film atipico come Horror è la totale mancanza di effettistica. Solitamente il genere richiede un discreto impiego di forze in questo senso, vuoi per le copiose quantità di sangue e di interiora, vuoi per creare mostri di ogni sorta. Invece Red State ne è privo, se non di quegli standard per i colpi di arma da fuoco. Ergo, se ne può dedurre che la volontà è quella non di spaventare evocando paure e fobie rintanate nel subconscio, ma bensì di far sbattere il muso degli spettatori contro la dura realtà. E forte.

In tempi bui e paurosi come questi che stiamo vivendo, l'Orrore non può prescindere dalla realtà; deve far paura un pugno di chierichetti fanatici della propria religione (o meglio della travisazione di essa), perchè è reale, che piaccia o meno. Non essere certi di dove si possa nascondere la minaccia. Questo fa paura. I media ci impongono più o meno velatamente uno schema di pensiero ben preciso, ci indicano qual è il bianco e qual è il nero, ma la realtà non è netta, non c'è un muro che separa il bene dal male. Solo un grande recinto dove veniamo buttati alla cieca, e ciecamente decidiamo da che parte stare, spesso fidandoci ciecamente di ciò che ci dicono. Forse è questo che Smith vuole far capire una volta per tutte a quelle persone che pensano che i cattivi sono solo altrove, che le guerre sono solo altrove, e che in casa nostra regna sovrana la pace e la tranquillità. Ma non si tratta solo dei fanatici religiosi: la polizia vuole uccidere tutti per eliminare testimoni, quindi l'equilibrio dei governi e dello status quo si basa sulla menzogna; la gente lo sa ma volta lo sguardo e fa finta di non vedere. Ciecamente.

Un fortissimo pugno nello stomaco a chi vive pensando di essere al di là del muro.

martedì 21 agosto 2012

Freddy vs Jason

Ciao a tutti! Tra un paio di settimane torneranno le strisce regolari, con un paio di saghe già scritte che toccheranno argomenti scottanti. Vi dico solo che nella seconda mini-saga i nostri due amici si ritroveranno nell'Africa del nord! Mah...
Intanto ecco il definitivo dell'illustrazione che, in realtà, feci un paio di mesi fa ma che poi accantonai per svariati motivi; come vedete dal titolo abbiamo un altro omaggio al... ehm... grande cinema... e i nostri due eroi stavolta vestono i panni dei due killer simbolo dell'horror-slasher anni '80!

Volevo poi aggiungere un bel po' di grazie, dato che in queste ultime settimane in tanti hanno iniziato a seguire i miei lavori, soprattutto grazie a facebook che, almeno per queste poche cose, è utile.


Ah, se volete mettere un bel MI PIACE alla fan page di N.R.D. andate di volata al link http://www.facebook.com/nessunaretedisponibile e cliccate sul pulsantone bianco (stavo per scrivere blu...prima era blu? boh...) 

A breve tornerò con delle recensioni!

(Clicca per ingrandire...)

venerdì 3 agosto 2012

Recensione Film: Zombie Honeymoon

Regia: David Gebroe
Genere: Horror-Drammatico
Anno: 2004
Paese di produzione: U.S.A.

Ecco per voi la seconda recensione della serie "Zombies in Love"! Se vi state chiedendo "E la prima qual è?" cliccate QUI per leggere la recensione di I, Zombie (dio fulmini tutti coloro che hanno lavorato a quel film). Partiamo con Zombie Honeymoon!!!
Yu. Uh.

TRAMA IN BREVE
Da come si può facilmente evincere dal titolo, la storia è incentrata su una coppietta in viaggio di nozze, Denise e Danny, entrambi vegetariani. L'inizio sembra quello di un film del pomeriggio di Canale 5, ma con più porcate... 
Mentre sono sulla spiaggia, uno zombie esce dal mare e si getta addosso al novello sposo, infettandolo. Il cuore di Danny smette di battere per 10 minuti, dopodicchè, seppur dato per morto, si risveglia.
Pur apparendo normale, i suoi comportamenti appaiono strani: inizia a esternare piacere nel mangiare carne, che prima evitava, e Denise lo scopre nella vasca da bagno con un altro uomo. No, non in quel senso! Cosa avete capito?!? Lo stava solo mangiando. --Ba Dum CHA--
Col passare dei giorni, la trasformazione continua, il corpo comincia a marcire e la ragione va svanendo pian piano. Le persone che Danny deve mangiare e far scomparire aumentano, e la polizia inizia ad indagare. Intanto la moglie cerca di sostenerlo e aiutarlo, seppur impaurita per ciò che il marito potrebbe farle. 
Durante una romantica cena a lume di candela, la polizia irrompe nel nido d'amore, ma l'uomo, ormai quasi totalmente trasformato, attacca i poliziotti uccidendoli. 
Lui muore fra le braccia di lei, che, come si intuisce dalla scena finale, è incinta...


APPROFONDIMENTI & COMMENTO
Allora, premetto col dire che il film non è male, ovvero, non è da gettare nel cestino dopo i primi dieci minuti. Però...
La prima assurdità la troviamo (per l'appunto) al 10° minuto: 
IL RITORNO DELLO ZOMBIE MARINO!!!
Ebbene si, questa è la riprova che esiste davvero. Forse non ve lo ricordate perchè ne parlai solo di sfuggita nella recensione di Automaton Tranfusion (ne trovate la recensione cliccando sul titolo in rosso), altro film in cui uno zombie assaltava dall'acqua! Non pensavo che l'avrei ritrovato! :')
Il leggendario Zombie Marino di ritorno dalle ferie...
Sapete già che la sua vittima sarà Danny, che però non viene morso dallo zombi, bensì quest'ultimo gli vomita in faccia una poltiglia nerastra (presumo sia sangue misto a organi interni mezzo decomposti) per poi spirare.
Ci sono un altro paio di scene assurde; quando la trasformazione è quasi terminata, i due sposini vanno in un' agenzia di viaggi per prenotare un volo per Lisbona, ma il marito non ci vede più dalla fame e sbrana la povera impiegata! Solo che lo fa d'avanti ad una porta a vetri che dà su una strada abbastanza affollata, dove peraltro nessuno vede nè sente niente... vabbè... Dopo questo episodio lui scappa per la città da solo, e, in pieno centro, uccide alcune persone. Peccato che nessuno dia l'allarme o chiami la polizia; Danny torna a casa pieno di sangue e con un braccio in mano.
Detti gli aspetti negativi, passiamo ai pregi di questa pellicola.
E' davvero ben recitato e i personaggi sono ben caratterizzati, anche se a tratti risultano ridicoli, specialmente la coppia di amici degli sposi. Poi, e non è una cosa da poco, la sceneggiatura è ben scritta, non ci sono dialoghi o battute a caso o forzate, le conversazioni appaiono pressochè naturali; raramente in queste piccole produzioni si trovano questi questi pregi! 


Una scena da segnalare (in maniera positiva) è verso il finale del film. Danny sta sbranando i poliziotti al piano terra e Denise, terrorizzata, si rintana in camera da letto, ma continua a sentire l'orribile e fastidioso rumore di carne masticata al piano di sotto e fa di tutto per non sentirlo (rumore tra l'altro che ci accompagna per i titoli di testa). Ovviamente raccontata non rende, ma se avete l'occasione vi consiglio di guardare anche solo questa scena, in cui il montaggio, la regia, le luci e i suoni orchestrano un crescendo di tensione in maniera impeccabile!


Peccato che poi il film perda in aspetti più banali, come ad esempio il make-up... Questo è lo zombie...


...
Nemmeno il gore e lo splatter sono eccezionali, su questo fronte poteva essere fatto tanto di più.

Per inciso, anche Danny muore vomitando sangue e interiora; l'istinto gli diceva di infettare Denise, ma alla fine l'amore ha prevalso, e il ragazzo ha vomitato accanto a lei, sul pavimento, e poi ha esalato l'ultimo respiro.


Peccato che non sia riuscito a trovare la stima del budget utilizzato per il film, ma ho letto un po' in tutte le altre recensioni che è molto molto basso.


Da come avrete capito, questa pellicola è ben scritta e ben diretta, ma la trama non è tutto sto granchè, e si perde in quei punti di cui vi ho parlato, dove tende a forzare gli eventi.
Quindi consigliato? NI. Sicuramente meglio di I, Zombie, ma nonostante tutto, non una pietra miliare del cinema horror indipendente. Se vi avanza un'ora e venti di vita e siete curiosi di vedere come andrebbe la vostra luna di miele semmai incontraste uno zombi allora sì, sennò potete benissimo sfruttare quel tempo per fare altro!

venerdì 6 luglio 2012

Qualche cosa sulla Cosa - 60 anni di Orrore (di 30 in 30...)

Dato che l'ennesimo meritevole film dell'orrore è passato inosservato, eccomi qui a parlare del nuovo capitolo della saga horror - sci fi de La Cosa. Premetto che non potrò fare paragoni diretti con il racconto (o romanzo breve che dir si voglia) perchè ancora non ho avuto la possibilità di leggerlo. Quando lo citerò mi riferirò a fonti comunque attendibili.

Partiamo con un po' di storia. -Ciò che segue contiene forti spoiler, quindi se volete guardare i film senza sapere niente della trama, e ve lo consiglio XD. non leggete...-

La prima apparizione della creatura mutaforma si ha in un racconto di John W.Campbell del 1938 intitolato Who goes there? (sfortunatamente difficilmente reperibile, ma provvederò al più presto), da cui fu ripreso il soggetto per una prima pellicola intitolata La Cosa da un altro mondo (The Thing From Another World) prodotta da Howard Hawks e diretta da Christian Nyby nel 1951. L'incipit è abbastanza fedele al racconto: viene ritrovata una nave spaziale sotterrata dai ghiacci dell'Antartide e, poco più in là, viene ritrovato anche il pilota, apparentemente morto. Viene estratto il blocco di ghiaccio contenente il visitatore alieno e viene portato alla base, dove però si libera e inizia una lotta tra lui e gli umani. La differenza sostanziale tra le due opere sta nel fatto che nel film di Nyby la creatura è un alieno antopomorfo di composizione vegetale (dai personaggi viene definita "una grossa carota vivente"!), e non un mutaforma (o meglio un "imitatore" di altre forme di vita), e perde quindi quella componente paranoica che contraddistinguerà l'opera di Carpenter, ma di questo ne parleremo più avanti. Il finale è certamente un lieto fine, la Cosa muore, gli umani vincono, anche se lascia lo spettatore leggermente in sospeso, con un giornalista che, comunicando la notizia, dice "Lancio a voi un monito. Tutti voi che ascoltate la mia voce, dite al mondo, ditelo a tutti dovunque si trovino: attenzione al cielo. Dovunque scrutate il cielo".
Pellicola sicuramente per l'epoca non da poco.

Ma arriviamo al 1982. John Carpenter gira negli anni di poco precedenti successi enormi quali Distretto 13: Le brigate della morte, Halloween, The Fog e 1997: Fuga da New York; viene scelto forse per questo dalla Universal per girare un remake del film di Nyby, intitolandolo semplicemente La Cosa. Ma non si limita a girare un remake della pellicola precedente, lui riprende il romanzo e lo porta su pellicola reinterpretandolo attraverso la sua visione nichilista del mondo.
Siamo sempre in una base americana in Antartide, dove arriva un cane inseguito da due norvegesi in elicottero che sembrano avere l'intenzione di ucciderlo. Ha inizio una sparatoria tra americani e norvegesi, e questi ultimi hanno la peggio. Il protagonista, il pilota MacReady, interpretato da Kurt Russell, va a ispezionare il campo norvegese, trovandolo distrutto. Inoltre trova un blocco di ghiaccio in una stanza e, al di fuori della struttura, un corpo carbonizzato di una creatura dalla natura molto dubbia. Facendo analizzare il cadavere allo scienziato della spedizione, capiscono che le cellule di questo essere attaccano e replicano ogni cellula vivente con cui vengono a contatto, e scoprono nel modo pegiore che il cane arrivato là quella mattina è in realtà una delle forme assunte da quella creatura, e che cercava di assorbire e replicare altri cani del campo americano. Non si sa però se qualcuno della spedizione è già stato infettato, non si sa chi è umano e chi invece è una copia aliena.
L'alieno viene rappresentato quindi con la sua natura originaria di "imitatore" di cellule viventi, reintroducendo l'elemento paranoico escluso dal film del '51: non c'è più una lotta solo tra umani e alieno, ma l'alieno a questo punto sono tutti e nessuno. La diffidenza e l'istinto di sopravvivenza personale hanno la meglio sull'unità e sulla fratellanza, e forse è proprio per questo che la cosa riesce a prendere possesso e infettare tutti gli abitanti dell'accampamento.
Nemmeno il finale lascia penetrare un filo di speranza: l'ultimo baluardo della possibile resistenza cade preda del nemico, cade a causa dell'incapacità dell'uomo di trovare punti di accordo tra elementi della stessa specie, e le previsioni di invasione a livello globale si fanno sempre più vicine, con solo due sopravvissuti al campo, senza che l'uno sappia se l'altro è umano.
Tale pellicola è da annoverare tra i capolavori dell'horror e del cinema in generale, sia per come tratta i personaggi a livello umano, sia per l'effettistica all'avanguardia per l'epoca. C'è però da dire che alla sua uscita il film si rivelò un flop, vuoi per i concorrenti buonisti quali E.T. e Poltergeist vuoi per la precorrenza dei tempi; si rivelò un film avanti anni luce non solo per quanto riguarda gli effetti spaciali, ma anche per le tematiche trattate, non banali e non facilmente assimilabili, in quanto si concludeva prospettando la fine della razza umana. Il suo successo fu però consolidato col tempo, rendendolo un film immortale non prescindibile per gli amanti del genere. La Cosa è il primo film della "Trilogia dell'Apocalisse". (Per sapere di cosa parlo cliccate QUI)

Passano altri trent'anni (circa) e arriviamo al 2011. Il prequel, diretto da Matthijs van Heijninge (tra l'altro al suo primo lungometraggio, e mi preme dirlo), si collega appunto al film di Carpenter, narrando i fatti accaduti pochi giorni prima al campo dei norvegesi. Dei ricercatori norvegesi con base in Antartide trovano la navicella sotterrata dai ghiacci e estraggono dal ghiaccio il pilota, espulso fuori dal mezzo.Lo portano al loro campo ma la sera stessa, durante i festeggiamenti, la creatura si libera dal ghiaccio iniziando ad attaccare gli esploratori. Quando ormai il gruppo è decimato (i nostri sono rimasti in tre di cui uno svenuto e dimenticato dagli altri) la creatura cerca di far ripartire l'astronave, che però viene distrutta assieme al suo proprietario. Almeno così si pensa. Dei due ricercatori usciti dalla navicella, solo uno di loro è umano. L'altro viene lanciafiammato all'istante. 
Il norvegese svenuto e dimenticato dal mondo si riprende la mattina dopo, quando arriva un elicottero di soccorso. Quando vede un cane scappare dall'accampamento capisce che la guerra con l'alieno non è finita, anzi è appena cominciata. Sale a bordo dell'elicottero e insegue il cane con l'intento di abbatterlo. 

Nero.

Film buono, davvero un ottimo omaggio alla pellicola di Carpenter, a cui vi si incastra perfettamente: il blocco di ghiaccio spaccato da cui è uscito il mostro, il cadavere bruciato della creatura a due teste, il cane nel finale... tutte cose scontate che avrebbero dovutoi fare per fare un buon film, e così è stato. Io capisco chi dice che non era necessario farlo e che aggiunge poco o niente al capolavoro dell'82, ma è stato fatto con intelligenza e cognizione di causa, con amore e rispetto per la pellicola originale, e tanto basta. Non hanno cercato di stravolgere il lavoro altrui, anzi l'hanno ampliato e hanno aggiunto un tassello del puzzle. Chissà che non girino un sequel, con la Cosa che ha iniziato a invadere il Pianeta! Sarei curioso di vederlo, se sopravviverei a quelli che lo rinnegherebbero fin da subito senza nemmeno averlo visto!
L'unica pecca di aver visto il prequel al cinema era conoscere già il finale!

Una saga che ancora continua dopo 60 anni dal primo adattamento cinematografico, che viene ripresa ad intervalli di 30 anni e sempre omaggiata col dovuto rispetto senza stravolgerla o senza la presunzione di fare di meglio. La Cosa è ormai un mito, una creatura spaventosa, più temibile del "mostro" perchè assume le sembianze umane e si confonde tra di noi, mettendoci l'uno contro l'altro approfittando dell'egoismo e della diffidenza dell'uomo verso l'uomo. Non c'è via di fuga, solo l'apocalisse.

Sicuramente imprescindibile per gli amanti dell'horror e della fantascienza, una pietra miliare nei film di genere ma non solo.

sabato 28 gennaio 2012

Recensione Film: Automaton Transfusion

Locandina del film
Film horror del 2006 scritto e diretto da Steve C. Miller.

TRAMA IN BREVE
Il film inizia in un obitorio nel quale un morto si risveglia in un loculo e sbrana un infermiere. Risultato: due piccole cittadine degli Stati Uniti d'America si ritrovano infestate dai morti viventi, infallibili cacciatori di carne viva. I protagonisti, quattro ragazzi qualunque, dovranno lottare con tutte le loro forze per sopravvivere fino a scoprire la verità che sta dietro l'epidemia e trovare il siero che rende immuni al virus trasportato dagli zombi.

COMMENTO
Automaton Transfusion nasce come film indipendente a basso costo (ho letto che il budget è stato di circa 50.000 $).